Quando s’alza il vento: Leaders alla ricerca di nuova identità

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Come parte della preparazione del meeting annuale del WEF, l’8 gennaio 2020 Adam Grant (Saul P. Steinberg Professor of Management and Psychology, Wharton School, University of Pennsylvania ) ha preparato una selezione dei 20 libri che un leader dovrebbe leggere nel 2020.

 

Cosa ancora più interessante, li ha classificati per tipo di contenuto: il che fornisce in altri termini una bella visione di ciò di cui leader e manager sentono (o hanno secondo l’autore, o secondo gli editori) bisogno. Un sensore/bussola dei trend culturali emergenti nel top del mondo dell’Impresa. Certamente siamo dinnanzi a libri non strettamente tecnici, non di microeconomia o di tecniche di gestione o finanziari o similari. Ma questo a ben vedere permette di cogliere meglio attese, bisogni, aree tra bisogno e desiderio. Quelle che alla fine motivano queste persone a cambiare e a fare cambiare ciò che guidano.

Le categorie in cui questi 20 titoli (l’autore ne ha ovviamente analizzato i contenuti, di cui offre anche una breve sintesi). Quella relativamente più affollata include cinque titoli ed è etichettata dall’autore come Relationships. I temi richiamano alla positività del lavorare insieme, al trovare la chimica sociale, allo scambio aperto, all’ascolto. Coincide con gli studi e le esperienze che indicano nel lavoro di team e nella leadership tutoriale una via efficace per produrre engagement. Quella che noi chiamiamo la “dinamica generativa” che si produce attraverso un lavoro organizzato per gruppi di scopo che funzionano con regole atte a produrre modalità generative da cui scaturiscono bonding, branding, ideatività, propositività, fiducia e fedeltà. Tutte cose di cui l’impresa ha estremo bisogno per navigare la complessità sistemica e l’incertezza emergenti come il “nuovo mondo” piene di opportunità solo se assumiamo una mentalità co-creatrice.

Con 4 testi emerge una dimensione classica come il Problem Solving. Che però, andando a vedere i contenuti dei testi lì allocati, indica come oggi il problem solving coincida con il cambiamento di prospettiva e di forma mentis: come a dire che il problema sta più nei nostri schemi mentali che non nelle cose in sé, e che ciò che occorre è un cambiamente: un cambiamento di mentalità, nei termine che usiamo in Execo.

Sempre con quattro titoli appare poi la categoria assai meno classica, anche se emergente ormai da qualche tempo, che l’autore definisce come Rhitms of Work and Life. E sappiamo che ormai non si tratta più di trovare un onorevole compromesso secondo la logica inizialmente proposta di “work-life balance” ma di rispondere alla esigenza che nulla nella nostra vita (particolarmente delle generazioni millennials e Z) sottragga energie alla ricerca di sé e di una vita ricca di senso. Secondo il modello NCIS ( Holliwood è il maggior precursore/creatore dei trends nel mondo occidentale) si cerca un lavoro-casa-famiglia-amicizia. Flessibile e sintonico. Sta venendo meno la separazione tra tempo per il lavoro e tempo per sé. Benché non così visibile, questa faglia è una delle più ricche di conseguenze: i cambiamenti nella personalità e nella visione dell’esistere sono alla fine i più disruptive, anche se sfuggono talora allo sguardo di chi vuole vere solo le “cose concrete, non le confusioni approssimative degli psicologi).

E con altri quattro titoli compare una categoria molto sintomatica: Memoirs and autobiographies. Perché “molto sintomatica”? perché quando vengono meno certezze e regole fornite da modelli condivisi e stabilizzati si ricorre all’esempio singolo. La nostra specie per millenni, e sempre quando deve muoversi in situazioni di incertezza e di ansia, imita chi sembra avere risposte o sicurezze. L’archetipo di qualcuno più “grande” che insegnala via, da imitare o con cui identificarsi, è sempre operativo in noi: ed è una risorsa importante! Anche qui però c’è una novità interessante: non si tratta di grandi capitani di industria, di “eroi dell’Impresa” ma di persone che vivono altre dimensioni come arte o sport. Anche qui si coglie un segno della ricerca di generatività: la contaminazione di aree di esperienza diverse produce creatività, cambiamento di mentalità. Il meticciamento dei saperi e delle esperienze, fuse nel crogiuolo della identificazione con una biografia reale, consentono insight e apprendimenti emotivamente impattanti.

Infine, last but not least per me, compare con solo tre titoli una categoria che credo sia in realtà uno dei segni più importanti da cogliere: Identity and happiness. Ritorna qui, in fondo, lo stesso tema del rapporto vita lavoro, con maggiore esplicitazione dell’attesa di trovare nella esperienza del lavoro qualcosa che consente lo sviluppo e il rafforzamento della propria identità personale ( e non la sua alienazione ) in un vissuto di positività felice. Esplicito in questo senso il titolo di uno dei tre testi: Joy at Work by Marie Kondo and Scott Sonenshein.

E, alla fine, è proprio qui il nocciolo del cambiamento in corso nei desideri e aspettative: uscire dalla logica della contrapposizione del lavoro moderno tra dovere e piacere, tra pubblico e privato, tra tempo prigioniero e tempo libero, tra individuo e società. Il leader che riesce a costruire in questa direzione, il manager che, utilizzando le risorse tecnologiche emergenti nella quarta rivoluzione industriale e criteri di “organizzazione fluida”, riuscirà a far progredire l’Azienda in questa direzione, sarà una vera “guida”. A noi decidere se crederci o se trattare tutto questo come impossibile e illusorio. Ricordando che la realtà che ci rimane in mano è anche il sedimento di ciò che ci concediamo di sognare / progetta (pro-gettare, gettarsi innanzi).

Giovanni Siri

Buon anno a tutti!

 

Ecco il rinvio all’articolo citato:  https://www.weforum.org/agenda/2020/01/leadership-books-2020

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